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La tempesta di Pasquarosa

from the audio walk Voci di ieri dal porto di Fano | Fano (PU), Italy

Voci di ieri dal porto di Fano
9 Stations
15:58 min Audio
2.57 km directions_walk
La tempesta di Pasquarosa

Una poesia popolare in rima, recitata nel 1991 in dialetto fanese, esorcizza un evento doloroso, dal forte valore simbolico per la comunità dei pescatori: una tempesta si abbatte sul porto di Fano proprio il giorno di Pentecoste, ed è tutto un si salvi chi può, perché basta un attimo per perdere tutto quello che si possiede per vivere. Il termine Pasquarosa, ancora oggi in uso in varie parti d’Italia, si rifà all’antica usanza di celebrare la discesa dello Spirito Santo facendo cadere nelle chiese una pioggia di petali di rose.

Traduzione italiana della poesia:
I marinai, dopo aver fatto i conti, fanno festa in generale
Se la condotta poi è stata bella,
È facile che rimangano quattro cinque giorni a terra.
Vanno in carrozza, tutti in allegria, senza pensare a far l’economia.
Fanno bene se mangiano e bevono come i porci,
Perché oggi sono vivi, domani possono essere morti,
Va bene che nel mondo c’è tanta gente,
Che mangia e beve senza far niente.
Quest’anno, proprio il giorno di Pasquarosa,
È scoppiata una tempesta che per davvero è stata una brutta cosa.
A questi marinai li ha colpiti durante la festa,
Quando è scoppiato questo ciclone,
Dovevi vedere giù al porto che confusione.
Il nostromo è corso all’istante,
Ha avvertito il cinema tramite l’altoparlante.
“Marinai, correte al porto, altrimenti il vostro capitano sarà morto!”
Lì qualsiasi persona si fosse trovata,
Avrebbe assistito ad una comica inaspettata.
“Ciò, qui siamo in cattura, è scoppiata l’“arvoltatura” [in dialetto una tempesta improvvisa]
Salta dalla sedia, non perdere tempo
Se no andiamo giù e non troviamo più niente”
Han sentito la parola, son saltati tutti fuori
Giù per il corso, a gambe levate
Fuggivano come i dannati
Senza pensare al vento e alla pioggia
In un balzo chi a poppa, chi a prua
“Ciò, cristiano del Signore, metti il motore in moto,
Questo deve essere il maremoto
Metti fuori il pallone
Se no andiamo a fondo
È arrivata la fine del mondo.”
E chi legava la cima, chi la catena
A vedersi proprio facevano pena
Chi con la cravatta, chi con lo “strusìn”
Dovevi vedere che casino
Le donne strillavano “Gesù Maria!
Per carità, non lo portasse via”
Quella tempesta, arrivata dal niente
Per poco non gli porta via tutti i barchetti.

Per saperne di più:
Feste e tradizioni religiose nella zona di Fano
Naufragio dell’8 giugno 1964

Per raggiungere la tappa 5, prosegui percorrendo il sottopasso della ferrovia. Continua a camminare seguendo Via Fratelli Cairoli. Poi, all’incrocio con la Strada Statale 16 Adriatica, gira a sinistra e fermati sul Ponte della Liscia.


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